domenica 18 agosto 2013

LA LEGGENDA DELL'ALCA IMPENNE


Per anni avevo creduto di saper volare. Non ci avevo mai provato, non era mai stato necessario e la pigrizia aveva sempre vinto contro la curiosità. Tutti mi credevano pazzo. “Non hai le ossa cave. Non potrai mai restare in aria!” Eppure le ali le avevo. Due belle ali nere e lucide di cui ero molto orgoglioso. Nessuno lo poteva negare. Vivevo con la mia compagna sull’Isola del Fuoco, a sud delle coste islandesi. Un posto molto tranquillo dove gli unici pericoli venivano dalle orche e dai leoni marini. Il 3 luglio 1844 sbarcarono gli invasori e ci sterminarono. Sapevo che sarebbe arrivato quel momento. La mia unica speranza di salvezza era spiccare il volo. Solo così potevo sperare di evitare i loro proiettili. Piegai le ginocchia e spiccai un gran salto sbattendo le ali per la prima volta. Le mossi con grande forza e velocità. Che rivincita mi sarei preso se mi fossi salvato volando via! Ero l’ultimo rimasto. Anche la mia compagna era stata colpita a morte e il suo sangue arrossava il ghiaccio perenne dell’isola. Sulla stessa lastra gelata strisciai con la pancia. Le mie ali mi avevano tradito. Non mi avevano sorretto neppure per un secondo e mi lasciarono ricadere a terra. Ero sconfitto su tutti i fronti. Stavo per morire e avevo scoperto che avevano sempre avuto ragione gli altri. Ero solo uno sciocco che credeva di poter volare. Il 3 luglio 1844 gli invasori credettero di averci definitivamente cancellato dalla faccia della terra. Non mi videro scivolare nell’acqua. Riuscii a trattenere il respiro per almeno mezz’ora e le mie inutili ali si trasformarono in pinne che mi fecero schizzare via. Quando riaffiorai per riprendere fiato, mi trovavo ad almeno  quattordici miglia dalla costa. Ero salvo. Quel giorno imparai che non basta avere le ali per saper volare ma anche che non bisogna mai arrendersi credendosi sciocchi. Ogni difetto è sempre compensato da una virtù. Occorre cercarla prima che sia troppo tardi. Io mi ero salvato, ma ormai ero l’unico superstite e la mia razza, alla mia morte, sarebbe comunque scomparsa. Gli uomini ricordano quel 3 luglio 1844 come il giorno in cui si estinse l’Alca Impenne. Non fu proprio così. Io sopravvissi. Ero un uccello che non sapeva volare, ma sapevo nuotare più veloce di un pesce. Spero che gli altri pinguini abbiano imparato la lezione.


L'ALCA IMPENNE ERA UN GROSSO UCCELLO, OGGI ESTINTO, DELLA FAMIGLIA DEI PINGUINI. IL 3 LUGLIO 1844 NELL'ISOLA DI ELDEY (IN ISLANDESE "ISOLA DEL FUOCO") I CACCIATORI UCCISERO GLI ULTIMI DUE ESEMPLARI. MA NEL 1852 AL LARGO DI TERRANOVA, IN CANADA, FU AVVISTATO UN ALTRO ESEMPLARE IN VITA.

4 commenti:

kermitilrospo ha detto...

spero che la imparino anche altri esseri viventi...

fracatz ha detto...

mica sono necessarie le ali per volare, guarda i moderni razzi ed anche ai tempi dell'alca, bastava aguzzare l'ingegno e sfruttare qualche accorgimento, qualche principio della fisica, che già allora con una corretta alimentazione si poteva disporre della propulsione necessaria

magneTICo ha detto...

per me si è estinto perché al posto degli occhi ha un paio di bottoni bianchi: ha provato a volare, ma non vedendoci un cazzo è planato contro a un palo ed è morto.
possibile?

Lunaria Lady Femme Fatale ha detto...

Bello e innovativo questo racconto! 8) perchè non realizzi un video, su youtube? potrebbe essere davvero interessante, oltre che creativo.