sabato 2 gennaio 2016

LA DEMOCRAZIA NON E' ROBA PER UOMINI


Il Re si affacciò alla finestra del palazzo. Osservò la piazza gremita di gente e disse:

“Questo è il mio popolo!”

Il popolo, riunito in piazza, vide il re affacciarsi alla finestra del palazzo e disse:

“Questo è il nostro Re!”.

Qualcuno, tra la folla, urlò:

“Noi siamo il popolo!”.
Qualcun altro, tra la folla, rispose:
“Sì, noi siamo il popolo!”.
Una voce, dal fondo della piazza, obiettò:
“No, NOI siamo il popolo. Voi siete solo dei poveracci”.
“E tu chi sei?” gli chiesero.
“Io mi chiamo HOFATTOFORTUNA . Ero anch’io un poveraccio come voi, ma mi sono dato da fare e, lavorando sodo, ora sono un benestante”.
“Io invece mi chiamo NONCELHOFATTA”.  Rispose l’altro.  “Anch’io mi do da fare e lavoro sodo, ma sono rimasto un poveraccio!”.
“Un motivo ci sarà” rispose l’altro. “Non si tratta solo di fortuna. Io sono più intelligente di te. E’ per questo che sono riuscito nella vita. Tu sei ignorante come un caprone e non puoi che continuare a vivere come un tale”.
“Tu sarai anche più bravo di me, ma, come me, devi dare i due terzi di quello che il tuo ingegno ti fa guadagnare al nostro Re, che ci guarda dalla finestra e non fa nulla tutto il giorno”.
“Su questo sono d’accordo con te. Ma né tu ne io possiamo farci nulla”.
“Questo non è vero. Se ci uniamo potremmo costringerlo alla fuga e ci governeremmo da soli! Instaureremo la democrazia e comanderanno persone scelte da tutti noi”.
Così fecero. Il Re fu costretto alla fuga. Furono indette le prime elezioni. Chiunque si poteva candidare.
Chi, però aveva un’attività ben avviata e redditizia, preferì non farlo, perché governare lo avrebbe distratto dal suo lavoro. Chi si spaccava tutto il giorno la schiena, rimanendo povero e ignorante, non aveva tempo per queste cose. Non ci capiva molto e pensò che, se avesse smesso di zappare per governare, la sua famiglia non avrebbe avuto di che mangiare. Fu così che a candidarsi e, di conseguenza, a venire eletti, furono coloro che, tra i benestanti e i poveracci, non avevano voglia di lavorare e cercavano un modo per campare senza fare fatica. Proprio come faceva il loro ex – Re.
Questa gentaglia, riempendosi  la bocca di parolone come democrazia, solidarietà, progresso, civiltà e  libertà, pensava in realtà solo ai propri interessi, danneggiando coloro che avevano continuato a lavorare.
Questi ultimi si accorsero che, mentre prima erano sfruttati solo dal Re, ora erano sfruttati da centinaia di fannulloni incapaci. Non era il popolo a governare, ma pochi furbi che, spacciandosi per loro rappresentanti, si erano trasformati in tanti piccoli re e tutti pretendevano di essere mantenuti nel lusso.
Ecco allora che il più povero di tutti, un certo MENEFREGO, che fino ad allora si era disinteressato della vita pubblica, si infuriò, si mise a capo della rivoluzione e redistribuì la ricchezza, impoverendo i ricchi a vantaggio dei poveri. Ovviamente, durò poco perché gli ex – ricchi lo uccisero. Scoppiò allora una tremenda guerra civile tra ex- ricchi ed ex poveri che si concluse con la vittoria di questi ultimi. Questi però non raggiunsero la maggioranza assoluta dei voti e furono costretti ad allearsi con una parte degli ex ricchi in un governo di coalizione. Una volta riunitosi, il nuovo Parlamento prese all’unanimità la decisone di sciogliersi con effetto immediato e richiamare in patria l’erede al trono e cioè il figlio del Re. Appena terminò il reality in cui era impegnato nel  lontano Paese dove viveva, il giovane Re rientrò in Patria e fu incoronato in diretta a reti unificate. Da quel giorno, il grido “Viva il Re!” fu sostituito da “Meglio il Re!”.
Il figlio si dimostrò, però, peggiore del padre e la prima cosa che fece fu aumentare le tasse. Scoppiò un’altra sanguinosa guerra civile che non risparmiò nessuno. Alla fine rimasero in nove.
Misero subito ai voti se eleggere un nuovo Re o tornare alla democrazia. I democratici vinsero con nove voti contro un solo monarchico, il quale disse;
“Se siete veramente democratici, come dite, dovreste dare spazio anche alle minoranze, cioè a me”.

Gli otto democratici decisero quindi di governare per cinque anni, dopo di che avrebbero passato il testimone al monarchico che era quindi rimasto anche l’unico a fare parte del popolo e litigarono continuamente per spartirsi le tasse dell’unico contribuente.
Alla fine del mandato, il monarchico, appena salito al potere, si autoproclamò Re e abolì il Parlamento, mandando gli otto democratici in esilio.
Dopo alcuni anni, il Re, senza popolo, morì di fame.
Nella lontana isola deserta dove furono esiliati, gli otto democratici costituirono un “governo ombra” all’interno del quale ci fu chi pretese, prima di accordarsi sul programma, di risolvere il problema delle riforme costituzionali. Un giorno, in seguito ad uno spaventoso maremoto, l’isola sprofondò con tutti i suoi otto abitanti. I naviganti di passaggio, videro per un po’ di tempo delle piccole bolle sulla superficie del mare. Erano gli otto democratici che, presi dalla discussione, non si erano accorti di essere finiti sott’acqua e stavano ancora discutendo.
Poi più nulla.


lunedì 14 dicembre 2015

GESU' DI BERLINO


Se all’inizio era il nulla e poi Dio creò il tutto, vuol dire che Dio c’era già, quando c’era il nulla. Ma cosa ci faceva Dio nel nulla? Quanto tempo è rimasto a fare nulla prima di decidersi a fare il tutto? Non lo possiamo sapere, perché il tempo non era ancora stato creato. E’ più probabile che prima del nulla + Dio ci sia stato un tutto andato distrutto, di cui Dio e pochi altri furono i superstiti. Questo spiegherebbe il lodevole tentativo di Dio di ricostruire tutto, ottenendo, però, un risultato alquanto scadente.
Pare che la colpa sia stata di una donna che, per questo motivo, viene ancor oggi demonizzata. Probabilmente un’assistente di Dio che deve avere, involontariamente o subdolamente, fatto cadere alcune gocce dalla provetta contenente il “divino” in quella contenente la “materia” dando vita a un mostro: l’essere umano.
Questa donna fu quindi mandata per punizione sulla Terra. Fu poi raggiunta da un genetista che la ingravidò artificialmente e comprò il silenzio del marito con una grossa somma di denaro. Da essa nacque colui che avrebbe dovuto salvare il mondo, ma le cosa non andarono come previsto. Fino all’età di dodici anni il Salvatore non aveva capito qual era il suo compito e, accortosi di avere poteri soprannaturali, ne combinava di tutti i colori. Faceva scherzi di pessimo gusto a  chi gli capitava. Fece, ad esempio, riacquistare la vista a un cieco che aveva una moglie bruttissima e guarì un disoccupato storpio che campava con la pensione di invalidità. Questo è il motivo per cui la Bibbia non dice nulla della sua vita, dal 26 dicembre 0 fino ai dodici anni. Quando finalmente il Salvatore iniziò a interessarsi di religione, partì subito col piede sbagliato. Entrò in un tempio e, con l’arroganza di un padrino di Cosa Nostra, cacciò via i mercanti, attirandosi l’odio della Confcommercio di allora, che era già una potente lobby ebraica come oggi. Al Salvatore, in fondo, non dispiaceva di andarsene in giro tutto il giorno, in ciabatte, a cercare seguaci tra altri sfaccendati come lui. Era sempre meglio che lavorare. Quando, però, i farisei capirono che questo voleva rottamarli tutti, si rivolsero agli Stati Uniti Romani che inviarono al Procuratore della Giudea il seguente messaggio:
“Ti sei lavato le mani, tesoro?”
Si lanciò così la moneta, uscì croce. (E’ per questo che il Salvatore fu crocifisso e non decapitato).
Incazzatissimo con suo padre, egli morì sulla croce e quando, tre giorni dopo, resuscitò, non gli era ancora passata la rabbia. Quando tornò da Dio non gli rivolse la parola fino a quando, raggiunto da sua madre, fu convinto a rimettersi a sedere alla sua destra.
Nel frattempo, le cose sulla Terra andavano sempre peggio. Dio pensò che l’errore era stato inviare il Salvatore in Medio Oriente, territorio storicamente popolato da gente rissosa e ignorante, e pensò di mandarlo in missione una seconda volta, facendolo però nascere in Europa. Era il 1889. Il Salvatore era disperato, perché intuì subito che, anche questa volta, la cosa sarebbe finita male. Essendo nato al confine tra Austria e Germania passava il suo tempo a ubriacarsi nelle birrerie.
Una sera, bevve più del solito e si lasciò scappare qualcosa sul fatto che lui era il padrone del mondo, che chi l’avesse seguito avrebbe raggiunto la gloria eterna e tutte le altre cose che, più o meno, aveva già detto quasi duemila anni prima.
Questa volta, però, coloro che lo ascoltarono, ancor più ubriachi di lui, lo acclamarono a loro Salvatore, giurandogli fedeltà incondizionata. Lui non se lo aspettava ma, passata la sbornia, la cosa non gli dispiacque e continuò i suoi comizi fino a raggiungere il potere. Fu allora che si ricordò di quello che gli avevano fatto gli ebrei e, vedendo come si fossero moltiplicati da allora, prese le dovute precauzioni per evitare di essere inchiodato una seconda volta. Poi le cose presero una piega diversa. Gli Stati Uniti, che nel frattempo si erano trasformati in Americani, capirono che, se lo avessero eliminato, avrebbero potuto mettere le mani sull’Europa. Il Salvatore, questa volta non si fece fregare. Dal suo bunker di Berlino ascese frettolosamente al cielo, lasciando credere a tutti di essersi suicidato.
Il suo cadavere, infatti, non fu mai ritrovato.