domenica 21 dicembre 2008

CAPPUCCINO NERO (una fiaba dark)



C’era una volta un ragazzino che viveva sul limitare di una vecchia raffineria di petrolio in disuso. Un giorno la sua mamma, una prostituta brasiliana, lo pregò di portare un po’ di pastiglie di ecstasy a quella rompicoglioni della nonna che viveva oltre la raffineria, in una vecchia roulotte affittatale da un rom.
Il ragazzino, seppur malvolentieri, smise di masturbarsi con la pagine di biancheria intima del catalogo Postalmarket e s’infilò un mantellaccio col cappuccio più nero del catrame. Lo indossava sempre e per questo era chiamato da tutti: Cappuccino Nero.
Anni prima, il nonno, completamente nudo, lo indossava per andare in giro ad esibirsi davanti ai ragazzini. Il vecchio porco, in punto di morte, lo regalò al nipotino. Le sue ultime accorate parole furono: “Forse prima è meglio che gli dai una lavata.”
La mamma gli raccomandò di non attraversare la raffineria perché era molto pericolosa, ma di farsi tutta la tangenziale a piedi. Lui ovviamente non ubbidì perché gli piaceva troppo inspirare l’acre odore degli oli minerali incombusti e scaduti che appestavano quell’area.
In realtà, quel posto non era affatto pericoloso essendo frequentato solo da rifiuti della società come spacciatori, tossici, barboni e delinquenti generici. Mai s’era vista, in quella zona, l’ombra di un consulente finanziario. La mamma gli aveva detto una bugia all’unico scopo di tenerselo fuori dai piedi il tempo necessario per farsi sbattere dal maggior numero di clienti.
Cappuccino Nero aveva ormai attraversato incolume la raffineria quando sentì dei gemiti provenire da un deposito abusivo di amianto. Sì avvicinò ad una vecchia ciminiera arrugginita dalla quale sembravano giungere quei lamenti. All’inizio pensò si trattasse del solito cane abbandonato che stava morendo d’indigestione dopo aver sbranato qualche nutria radioattiva. Poi, avvicinandosi, scoprì invece una bellissima ragazza, completamente nuda, ammanettata in modo che abbracciasse la ciminiera e mostrasse le terga all’ignaro passante.
Cappuccino Nero notò che mostrava ancora i segni della subìta violenza da parte di chissà chi ed esclamò: “Cazzo, questo è il mio giorno fortunato!”
Il provvidenziale passaggio di un treno merci gli impedì di ascoltare la disperata supplica della poveretta che gli chiedeva di liberarla. Potè così abusare anche lui di quella sconosciuta ragazza dai capelli neri senza essere disturbato da fastidiosi sensi di colpa.
Quando, alla fine, Cappuccino Nero la slegò dalla ciminiera, lei gli disse:
“Hai una sigaretta?”
Lui sorrise con un ghigno e le rispose:
“Ho molto meglio!”
E tirò fuori le pastigliette destinate alla nonna tossica.
Fumarono insieme in silenzio seduti su una tettoia di ondelux. Poi lui le diede il suo mantello nero per coprirsi e le chiese il suo nome. Lei, per tutta risposta, lo mandò affanculo.
“Come sei lunatica” disse lui “Credevo di esserti simpatico!”
Insieme raggiunsero la roulotte della nonna. Le consegnarono metà delle pasticche e si fecero consegnare in cambio la pensione appena ritirata.
Mentre se ne stavano andando incontrarono il Lupo, il pusher della nonnina, con il vizio del cannibalismo. Quando la nonna gli spiegò che non aveva più soldi per pagare la roba perché tutta la pensione se l’erano presa quei due figli di puttana, prima divorò in un sol boccone la vecchia, poi rincorse, seppure appesantito, Cappuccino Nero e se lo ingoiò anche lui.
Tutto sembrava perciò essersi concluso per il meglio ma, inspiegabilmente, quella ragazza lunatica squartò con un coltello dalla lama affilatissima il povero lupo estraendo ancora vivi quei due disgraziati. La nonnina ringraziò tanto la lunatica che approfittò dell’occasione per dichiarare il suo amore per Cappuccino Nero.
“Nessuno mi aveva mai fatto così male!” gli confessò con lo sguardo trasognato.”Ti voglio sposare, Cappuccì, voglio chiedere la tua mano!”
Cappuccino Nero raccolse da terra il coltellaccio che aveva ucciso il Lupo e si troncò di netto la mano sinistra, porgendola in un tripudio di sangue zampillante alla bellissima ragazza che aveva appena scoperto di amare più della sua vita. Fu così che la ragazza lunatica e Cappuccino Nero, detto il monco, partirono subito per la loro luna di fiele e vissero sempre infelici e scontenti.


Dedicata a Patrizia e Franco, i miei demoni custodi.

7 commenti:

NERO_CATRAME ha detto...

Cappuccino Nero,in effetti sono monco mi sono tagliato le ali,le piume sono volate in alto mentre mi rotolavo nel fango per poi ricoprirmi completamente.Adesso non mi vede più nessuno,sono nero dentro e fuori e manca pure la luce della Luna.Grazie Lorenzo.

Ma|Be ha detto...

bellissima... non so che altro dire..
mi vuoi sposare CAPPUCCI'?.. spettacolo..
:D:D

Luna_tica ha detto...

...Che dire Lorè,
è così bello scoprire le conferme,
"gli amici affettuosi".
..è bellissima,
un vero regalo natalizio, come lo intendo io, senza pizzi, merletti e zirigori. Hai capito da subito come son fatta. ;-)

grazie. tvb

ashasysley ha detto...

Di un manto nero il mio corpo nudo si avvolge. Le labbra ancora sanguigne ricordano la vita, ma nel mio cuore non c'è altro che un anelito di dolore.

Ferma e razionale muovo i miei passi in un mondo che riconosco essere il mio.

Cruda ancora accarezzo la strada che mi accoglie e funge da giacilio, conforto il mio corpo con le foglie dei boschi.

Dal lungo mantello nero, morbidamente escono capelli corvini come la notte.

Io sono dolore, non chiedete a me altro che questo.

Follementepazza ha detto...

ma che storia assurda...ahaha...

che fantasia!

Clelia ha detto...

Cappuccetto nero in love... sempre disubidente sempre fuori dalle righe . Certo la tua favola distoce parecchio l'originale ma la morale è la stessa, a sbagliare a volte ci si guadagna.

Clelia

Roby ha detto...

ogni riferimento a persone o a storielle simili
è puramente casuale !
o sbaglio ?